Perchè praticare arti marziali?

Diversi sono i motivi per i quali possiamo avvicinarci ad un arte marziale. Per esempio lo si può fare per praticare un’attività fisica sana, per apprendere un metodo di autodifesa, per riscoprire la voglia di appartenere ad un gruppo o per avvicinarsi a culture molto differenti dalla nostra.

Praticando ci si accorgerà che quanto appreso in palestra non resterà esclusivamente confinato dentro le mura del “dojo” ma diverrà parte integrante della nostra vita. Avremo maggiore sicurezza in noi stessi, miglioreremo la nostra capacità di concentrazione e autocontrollo,  miglioreremo il nostro benessere psico-fisico.

Si tratta di discipline che non hanno limiti di età. Chiunque può iniziare e proseguire un percorso di questo tipo, “senza avere il fiato sul collo” del tempo. Ovviamente andranno valutati aspetti come per esempio l’agonismo che ovviamente è più adatto ai più giovani.

Per i BAMBINI ed i RAGAZZI:

Fondamentale il ruolo delle arti marziali giapponesi nella formazione “sociale” e “psico-fisica” del praticante. E’ ormai ampiamente condivisa la consapevolezza che una disciplina Marziale praticata in giovane età abbia effetti positivi su corpo e mente e che questi effetti, proprio perché si manifestano a carico di individui in fase di sviluppo ed apprendimento, siano amplificati più nel bambino che nell’ adulto.

Queste discipline, più che altri sport generici, vanno incontro alla naturale fisicità dei piccoli: i loro istinti e i loro movimenti vengono incanalati secondo regole precise in antitesi a ciò che invece accade per altre discipline sportive. I benefici fisici derivanti da un sano e bilanciato allenamento fisico permettono un corretto e soprattutto migliore sviluppo dell’ apparato muscolo-scheletrico.

 Al contrario di ciò che si possa pensare anche i rischi di traumi sono minori rispetto a quelli che si possono verificare in altre  Sport come ad esempio il calcio, il basket, l’atletica leggera,  il nuoto, il sollevamento di pesi in palestra ecc.. Il movimento viene eseguito sempre in un quadro di massimo controllo ed attenzione proprio per evitare di far male a se stessi e agli altri. Il controllo del proprio corpo e la consapolezza di quanto questo controllo possa essere finalizzato all’offesa altrui generano nel praticante la coscienza di se stessi e il rispetto altrui.

Nel Giappone Feudale al contrario di quanto si possa pensare, evitare uno scontro equivaleva a  vincerlo. La società Giapponese infatti riteneva che lo scontro tra due rivali fosse un evento svantaggioso per la società in quanto almeno uno dei due contendenti avrebbe perso la vita indebolendo quindi la forza della comunità. Evitare lo scontro pertanto significava rendere la società più forte.  Proprio questo concetto di società vista come insieme di individui “utili” rafforzava ancora di più il concetto di rispetto della vita altrui.

Il praticante, correttamente indirizzato, imparerà a rispettare maggiormente i propri compagni, a seguire le indicazioni del proprio Maestro e ad avere maggiore consapevolezza di se stesso. L’allievo imparerà che “la violenza genera solo violenza” e che tutti hanno le potenzialità e le capacità di iniziare uno scontro ma solo pochi, i più saggi, sapranno evitarlo.

Per gli ADULTI:

Le arti marziali permettono di praticare una attività sportiva in un’ età in cui si tende molto più spesso ad abbondare lo sport più che ad iniziarlo o proseguirlo. Gli anni che passano, gli iniziali “acciacchi”, la famiglia, gli spostamenti per lavoro, la stanchezza di fine giornata…. sono tutti fattori che allontanano da una sana attività fisica. Tutti sono consapevoli dei benfici resi da una costante attività sportiva, soprattutto se in età avanzata. Teniamo particolarmente a sottolineare quanto una attività marziale, non basata esclusivamente sullo forzo fisico ma anzi incentrata su altri aspetti ben più gratificanti (controllo del corpo, coordinazione, studio dei punti deboli dell’avversario, gestione psicologica dell’avversario, voglia di migliorarsi), aiuti il praticante ad apprezzare il benessere psico-fisico che essa stessa genera. Recarsi in palestra non sarà più esclusivamente sinonimo di fatica, quanto di stimolo mentale, attaccamento al gruppo, condivisione di informazioni, superamento dei propri limiti, interesse ed attaccamento alla disciplina. Si finirà per andare in palestra per tutti questi altri motivi. La difesa personale presto passerà in secondo piano!

Per le DONNE:

Con questo paragrafo ci proponiamo di analizzare per quale ragione sia così esigua la presenza delle donne nelle scuole di arti marziali. Riteniamo che la ragione sia  essenzialmente di natura sociale: la società fatica ad accettare che una donna si sottoponga a duri allenamenti volti ad apprendere tecniche di difesa personale. Ciò in quanto il combattimento è da sempre visto come prerogativa maschile e, quindi, assai poco “femminile”. Si continua a pensare a uomini e donne come entità psicologicamente, e non solo fisicamente, diverse: l’uomo sicuro, determinato, forte, votato all’azione e la donna fragile, sentimentale, insicura e votata alla passività. Ci si appella spesso ad un astratto concetto di “femminilità” che a ben vedere non ha nulla di naturale ma è invece semplicemente espressione degli stereotipi di maschio e femmina accettati dalla società. L’attitudine al combattimento, seppur più presente nei maschi, non è infatti una loro esclusiva prerogativa. Ciò risulta evidente se si considera che anche le donne hanno bisogno di sapersi difendere.

Esse si trovano di fronte ad una scelta: da un lato allenarsi per reagire ad eventuali aggressioni, dall’altro semplicemente sperare di non essere mai oggetto di violenza. Fare la prima scelta significa ripudiare il ruolo di vittima designata, fare la seconda scelta significa accettare passivamente il fato e le sue ingiustizie. La cultura giapponese insegna a non arrendersi alle difficoltà, se si viene aggrediti occorre reagire e combattere. Non si può confidare solo nella fortuna ( “speriamo che non accada a me…”) o nell’eventuale ( e mai garantito) aiuto delle altre persone. Tutti possono essere oggetto di aggressioni, tutti possono trovarsi in situazioni pericolose. Illudersi di essere più fortunati degli altri e pensare che certe cose accadano solo alle altre persone è semplicemente un meccanismo mentale che aiuta a vivere più serenamente ma, purtroppo, non in modo consapevole. I pericoli infatti esistono indipendentemente dal fatto che noi vi prestiamo o meno attenzione. La vita di tutti i giorni non è più sicura solo perché nella nostra mente facciamo finta che lo sia. Tutti coloro che subiscono una aggressione rimangono sempre sorpresi che sia successo proprio a loro ! Allora non rimane altra scelta che “sperare il meglio ma prepararsi al peggio”, occorre imparare a difendersi.

Le discipline marziali Giapponesi, soprattutto quelle tradizionali, si adattano perfettamente tanto al sesso maschile quanto a quello femminile: la forza non solo non risulta essere importante ma addirittura controproducente. Una grande massa muscolare non è necessaria. Sono invece la preparazione della praticante e la sapiente applicazione dei principi appresi in allenamento a rendere la tecnica di combattimento efficace. Ciò che caratterizza i praticanti di arti marziali non è la prestanza fisica quanto l’atteggiamento mentale, il controllo del proprio corpo e di quello dell’avversario, tutti aspetti che possono essere appresi indipendentemente dal sesso di appartenenza. Non si può allora dire che le arti marziali siano discipline esclusivamente da uomini. Ogni essere umano può migliorare la propria condizione di partenza. Attraverso la pratica delle arti marziali le donne potranno quindi sopperire alla minore forza fisica che hanno rispetto agli uomini e potranno abbandonare il ruolo di vittime predestinate.

Tra l’altro qualità come determinazione, sicurezza in se stessi e volontà non sono prerogative dell’uomo in quanto tale, ma semplicemente vengono più spesso accostategli a causa degli stereotipi sociali che individuano aprioristicamente, e come detto non sempre in maniera realistica, i tratti caratterizzati della personalità maschile e femminile. Infatti se la società ha creato per la donna il modello “femminilità” allo stesso modo ha posto per l’uomo il modello “mascolinità”.

E’ evidente pertanto che una disciplina marziale Tradizionale Giapponese non risulti più adatta all’ uomo che alla donna, quanto a quello specifico individuo, maschio o femmina che sia, che sia in grado di interpretare correttamente i fondamenti della disciplina marziale. Comprendere come ed in che direzione generare squilibrio, distinguere una posizione corretta da una sbagliata, eseguire una caduta, colpire  scaricando nel colpo il peso del corpo ( e non solo la forza che si ha nel braccio…. ) non dipende dal sesso bensì dall’ abilità del singolo praticante e dalla sua dedizione a tale disciplina. Proprio in virtù della differente, ed indubbia, forza muscolare tra i due sessi, una disciplina basata sulla cedevolezza, e non appunto sulla forza, risulta essere quanto più appropriata per una donna. Tale questione risulta inoltre quanto mai attuale. Le donne sempre più spesso risultano essere vittime dell’ uomo, incapaci ed impotenti di fronte alla violenza cieca che quest’ultimo è in grado di generare. Lo studio di un’arte marziale, in questo contesto,  fornirà le basi per reagire ad un sopruso o ad una violenza e farà la differenza tra l’essere vittima od individuo in grado di difendersi.    

 WEBMASTER: Yoshin Ryu Perugia Associazione Sportiva Dilettantistica